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YORAM ROTH: obbiettivo arte

maxresdefault-2Tutto è iniziato con la visita consueta alla grande fiera Milanese dedicata all’arte fotografica. All’interno dei padiglioni adibiti a tale scopo molti amici fotografi esposti e gradite sorprese sia dal punto di vista espressivo che espressamente contenutistico. Scelgo, per il lettori di questa nuova rivista un artista che mi ha particolarmente colpito e con il quale è nata immediatamente una sinergia positiva e costruttiva.YORAM ROTH è senza ombra di dubbio uno dei più autorevoli rappresentanti del mondo della fotografia su scala internazionale ma l’incontro con l’artista ha assunto immediatamente un ulteriore valore umano travolgente. L’artista risiede a Berlino, la sua città natale, dopo un’esperienza di grande successo negli Stati Uniti dalla quale ha assorbito un’importante influenza artistica.  Garbato, elegante nonché autentico fiume in piena di idee e pensieri profondi, ha assunto la fotografia come mezzo di comunicazione e filtro tra il suo cuore e la realtà che lo circonda, utilizzando e mescolando sapientemente i codici del linguaggio fotografico con quelli più raffinati dell’arte classica. Le opere esposte a Milano riguardano il suo ultimo lavoro dal titolo THE AMERICANS, grandi stampe a colori accompagnate da un catalogo elegante e ben curato. Le opere di Roth denotano una quasi maniacale attenzione e precisione tonale e compositiva racchiusa da un senso di elegante teatralità che ne esalta le evidenti colte citazioni artistiche. In questo particolare contesto Roth porta con sé la maestria del controllo della luce di Edward Hopper creando appositi set fotografici e riportando sensazioni di straordinaria malinconia. Roth richiama nei sui scatti la luce di un grande maestro dell’arte che ha contagiato anche il cinema, un modo d’agire suggerito da una particolare e straordinaria sensibilità creativa, acuta e ironica al tempo stessa, “the americans” fu anche il titolo di una dei più importanti libri fotografici di tutti i tempi, realizzato da Robert Frank con il quale impresse in quel mondo e a quell’epoca una vera svolta espressiva. Yoram Roth è  un narratore di sensazioni ed emozioni dotte che  lo porteranno molto lontano grazie a una formazione culturale/artstica che è impressa inevitabilmente nel suo DNA. La Germania sotto questo aspetto ha già regalato all’umanità e alla storia, personaggi di statura indiscutibile ed è proprio per questo motivo che nell’analizzare e studiare a fondo l’opera con i relativi contenuti intimistici dell’artista mi son ritrovato in breve a rileggere “i limiti dell’umano” di Goethe, “inno alla bellezza” di Charles Baudelaire e Immanuel Kant qunado affermava  “l’uomo non può essere partecipe della felicità o dell’infelicità altrui fintanto che non si sente egli stesso soddisfatto”. Yoram Roth è proprio questo concentrato di citazioni, storicità, cultura e sensazioni che stimolano inevitabilmente riflessioni e analisi continue, gettando incessantemente ponti di collegamento tra le varie forme d’arte come esaltazione della multidisciplinarietà culturale.  L’incontro con Roth ha così stimolato quella sincronicità introdotta nel 1950 da Carl Jung per descrivere una connessione tra eventi che avvengono in modo sincrono e fra i quali sembra non esserci, sono apparentemente, alcuna connessione. Con Yoran Roth magicamente l’inconscio dell’attento osservatore incontra conessioni sincroniche piacevolemente inattese che devono necessariamente essere ascoltate e seguite nei tortuosi percorsi dell’anima di ognuno di noi.    “The Forest Project” è un’ulteriore dimostrazione della maestria compositiva di Roth, che riesce ad inserire in paesaggi resi quasi monocromatici, figure umane perfettamente contestualizzate fin anche immedesimate a veri prodotti della natura selvaggia. Il risultato molto gradevole  pone in primo piano la capacità narrativa e descrittiva dell’artista che merita sicuramente maggiore attenzione.