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RIFLESSIONI SUL DESTINO

destinoIl “destino”… se esista e cosa sia, è davvero auduo saperlo… sembra a volte  originato dagli “ultramondi dell’inconscio”, è oltre l’Io e nello stesso momento lo stimola alla partecipazione, attraverso  la conoscenza, scelte e  atteggiamenti responsabili.

Forse solo l’interazione continua,  tra minima coscienza del destino della psiche e inconscio nella sua vastità,  delinea la “via del destino”

L’Io è una parte piccolissima dell’individuo, e non sempre ciò, che la realtà psichica nella sua totalità vuole raggiungere, corrisponde alle preferenze dell’Io.

Per gli antichi il “genio”, presente in ogni persona,  detiene il “progetto di realizzazione dell’individuo” e dà voce alle finalità dell’esistenza individuale, perseguendo passaggi non sempre piacevoli e comprensibili all’Io.

L’inconscio si impone all’Io con la forza di un “genio interiore”, con questa “maggior forza” che porta ad esempio alla distruzione di beni e progetti;  ma è di fronte agli apparenti fallimenti della vita che la “miglior natura” a volte si manifesta.

Solo in retrospettiva, a posteriori è possibile cogliere i passaggi salienti del proprio destino.

È attraverso forse la libertà condizionata dell’io, che l’uomo delinea la partecipazione attiva alla propria esistenza e si sente,  artefice del proprio destino, almeno  in parte.

Impossibile è infatti essere padroni del proprio destino nella totalità, tuttavia le sensazioni parziali si intrecciano con la percezione che si ha del senso della vita.

L’uomo probabilmente ha la responsabilità di partecipare alla realizzazione del piano di vita,  rintracciato sia nell’ inconscio sia nel conscio,

La vita può avere in ogni momento strade diverse, destini molteplici e diversificati,  di cui l’individuo è consapevole, in alcune occasioni.

In una esistenza in cui l’Io ha conosciuto e ha esperimentato ciò che doveva sperimentare, al soggetto non resta altro che la saggezza del Sé e il destino personale, la cui nobiltà non è stata intaccata.

Jung ha sollevato nei suoi scritti il problema

dell’atteggiamento religioso di fiducia nella totalità psichica di fronte al destino, in contrasto con la volontà che vuole imporre il proprio potere e controllo.

A nulla serve però opporsi al destino personale se questo esiste, piuttosto forse sarebbe necessario aderire consapevolmente ad esso. Solo così l’uomo potrebbe confrontarsi con il “destino” stesso,  perché la vita acquista  così “significato”, come è testimoniato da chi ha conosciuto e interpretato in diversa misura  il proprio “disegno” e ad esso si è  affidato.