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QUELLO STRANO DOLORE La Malattia da Reflusso Gastro-Esofageo

mal-di-stomacoIl “mal di stomaco” è certamente un sintomo molto comune e frequentemente rappresentato fin dai tempi più remoti.

Basti pensare a Giulio Cesare o a Napoleone, qui caratteristicamente ritratto da J.L. David, con la mano destra sotto il panciotto ad avvalorare la tesi, forse non del tutto peregrina, di una ricorrente e fastidiosa patologia ulcerativa che turbava non poco l’Imperatore. La seconda metà del secolo scorso e questo primo decennio del 2000 hanno tuttavia registrato una evidente diminuzione nella prevalenza della malattia ulcerosa, grazie alla scoperta di nuovi e potenti farmaci antisecretori (gli inibitori di pompa protonica) e grazie, soprattutto, alla identificazione e al conseguente trattamento antibiotico dell’Helicobacter Pylori , ritenuto il maggior agente responsabile dell’ulcera duodenale e in parte anche dell’ulcera gastrica. Ma allora in quale altro contesto si può oggi collocare il mal di stomaco o meglio quella sgradevole sensazione di dolore in corrispondenza della parte inferiore dello sterno, spesso accompagnato da bruciore (pirosi) o da dolore toracico, che non infrequentemente raggiunge il collo o la gola? Stiamo delineando la presentazione clinica più tipica della cosiddetta Malattia da Reflusso Gastro-Esofageo (MRGE o GERD, secondo l’acronimo anglosassone) : la condizione cioè in cui il reflusso di materiale gastrico (generalmente acido) in esofago supera i limiti dell’evento fisiologico e provoca danni o comunque incide negativamente  sullo stato di benessere. L’affinamento delle tecniche di indagine diagnostica, l’endoscopia e le procedure di fisiopatologia esofagea, ci hanno permesso di compiere notevoli progressi nello studio della MRGE , di cui la TABELLA  sottostante riassume sinteticamente le principali caratteristiche.Come si evince dalla tabella, il reflusso gastro-esofageo si verifica quando a livello del cardias (la “porta di passaggio” tra esofago e stomaco) il meccanismo sfinterico e cioè l’anello muscolare presente all’interno della parete esofagea subisce momenti di rilasciamento troppo numerosi o di durata eccessiva. Nella maggior parte dei pazienti un episodio di reflusso viene avvertito come dolore o sensazione di bruciore o rigurgito a livello dell’epigastrio (la cosiddetta “bocca dello stomaco”)

Non mancano tuttavia pazienti quasi asintomatici o casi infine in cui i sintomi dominanti si riferiscono ad organi o apparati apparentemente slegati dall’esofago, come la laringe e i bronchi (tosse insistente, asma) o addirittura la bocca (alterazioni dello smalto dentario).

La condizione più temibile per le possibili conseguenze nei pazienti non adeguatamente diagnosticati e trattati è l’esofagite : presenza di erosioni o ulcerazioni a livello dell’esofago inferiore, che oggi la classificazione internazionale “Los Angeles” suddivide in 4 gradi di severità. L’esofagite, se non opportunamente curata, può evolvere e causare complicanze temibili, quali le stenosi o l’esofago di Barrett. Il sospetto diagnostico di MRGE è tutto sommato abbastanza facile, anche da parte dello stesso paziente, se ha l’accortezza di osservarsi con senso critico e di riconoscere i sintomi cardinali. Non v’è dubbio che un consulto con il proprio Medico curante può essere ulteriormente chiarificatore e può indirizzare correttamente verso una serie di accertamenti strumentali (vedi tabella), al fine di perfezionare la diagnosi e di stabilire, a seconda dei casi, la migliore strategia terapeutica.

Voglio peraltro ricordare che la particolare localizzazione della sintomatologia (la sede retrosternale) può costituire un importante fattore di confondimento, poiché proprio in quest’area si riflettono dolori generati da altre e più drammatiche patologie, quali  la cardiopatia ischemica (angina, infarto miocardico) e l’aneurisma aortico, che ovviamente vanno escluse a  priori.

Come accennato, l’introduzione in terapia dei potenti farmaci antisecretori (PPI), riducendo drasticamente il contenuto acido del reflusso,  ha radicalmente migliorato la storia clinica della MRGE, ottenendo sia un ottimale controllo dei sintomi, sia la remissione endoscopica dei quadri di esofagite.

Rimane tuttavia un problema: nessuna condizione farmacologica per ora è in grado di ridare il tono perduto allo sfintere esofageo, che in ultima analisi è la vera condizione determinante la MRGE.  Anche l’intervento chirurgico di plastica anti-reflusso, pur condotto oggi con metodologia laparoscopica mini-invasiva, lascia a volte ombre di incertezza, soprattutto nei risultati a lungo termine.

Insomma: abbiamo certamente vinto una battaglia importante nel fronteggiare “quello strano dolore”.

Resta il compito non facile di studiare più a fondo le caratteristiche dell’ipotonia sfinterica e di provare a vincere la guerra.