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Patrizia de Santis: Boccaccio, l’enigma della centesima novella

patrizia-2E’ possibile che uno dei più grandi letterati di tutti i tempi, Giovanni Boccaccio, appartenesse ad una confraternita segreta denominata “I Fedeli d’Amore”? Patrizia de Santis in questo libro dimostra quanto potrebbe essere vera questa intuzione. Un’inquietante verità che doveva rimanere nascosta è stata tradotta in lettere, in codici segreti e celata in filigrana nel Decameron. Si tratterebbe di un sapere ancestrale che legava, tramite invisibili corrispondenze, i Templari, i Princes de Mercy, i Catari e per diretta discendenza i Fedeli d’Amore. Questa antica Sapienza venne codificata e tramandata segretamente mediante opere destinate all’immortalità, come il Decameron, capolavoro di straordinaria grandezza che, come un cavallo di Troia, ha cavalcato attraverso la storia in attesa del momento propizio per partorire la Verità. L’autrice, dopo vent’anni di studi e ricerche, riporta alla luce una mappa nascosta in un affresco del Quattrocento legato al Decameron e fa un’incredibile scoperta. L’enigma, che da secoli aleggiava sulla misteriosa novella, lascia cadere il suo velo illuminando non solo il Decameron ma la storia, il potere e il futuro dell’uomo.

Patrizia de Santis autrice, scrittrice, regista ma soprattutto Agente di cinema e televisione. Ha diretto note Agenzie italiane ed attualmente cura nomi di fama nazionale ed internazionale. Personalità poliedrica, ha vissuto gli anni della giovinezza viaggiando e studiando in tutta Europa, grazie alle missioni all’estero affidate al padre dal MAE, conseguendo borse di studio, premi e riconoscimenti.Da vent’anni porta avanti ricerche letterarie in Università italiane ed estere, accanto a noti docenti e ricercatori. Studiosa anche di teologia, antropologia, filologia, iconologia e filosofia ermetica. Dopo la recente e lunga permanenza negli USA fra NY, LA, Las Vegas ed Hollywood ha aperto collaborazioni internazionali. Spesso ospite in trasmissioni televisive, in qualità di Agente, continua a comunicare con forza il suo pensiero: « Per poter “vendere arte” senza degradarla bisogna amarla, rispettarla e capirla; in una parola “essere Artisti” per questo è giusto battersi contro l’ideologia dilagante del successo facile e senza meriti che ha fatto dimenticare che il vero successo si ottiene perseguendo la strada del sapere e si alimenta con l’impegno e lo studio continuo. Il talento da solo non basta».

«Patrizia cara […], è giusta la definizione che tu dai all’opera in questione, che tiene dentro sé un clima del tutto medievale,[…]. Lo spirito sadico che il maschio mette in atto di continuo con la sua donna è a dir poco insopportabile e davvero osceno […] Conosco una favola più antica, del 1200, di origine provenzale, in cui la chiave di base è la stessa, ma alla fine ecco che la donna riesce a guadagnare tutta la propria dignità. Pianta in asso il maschio tiranno e se ne va in un convento […], è eletta badessa […] spalanca le porte del monastero così che ognuno degli abitanti della zona possa visitarlo e trarne consolazione e piacere. Un giorno appare all’improvviso, l’ex marito della badessa: è malconcio, coperto di stracci. Si getta ai piedi della sua donna d’un tempo; lei lo risolleva e gli dice: “[…] non tengo rancore nei tuoi riguardi, ma solo un leggero disprezzo. C’è un posto libero se vuoi qui, nel giardino del convento, quello di servo […] Accomodati, sei l’unico che merita questo incarico”. Morale: si deve sempre perdonare, anche un animale, ma a patto di mantenerlo in quella condizione. Dario, con un abbraccio ». Dario Fo, Premio Nobel