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La bellezza di Afrodite

afroditeOgni qualvolta si argomenti sulla tematica ‘bellezza’, si rende necessario, mostrare  un atteggiamento di estrema delicatezza e  di dovuta cautela; trattasi infatti  di un Mito, dotato di divina potenza:  Afrodite. Non occorre scomodare in questa sede la discussione filosofica su di lei, ma sarebbe irragionevole non citare James Hillman che ,nel suo pensiero a riguardo ,sottolinea come la bellezza sia ciò di cui, oggi abbiamo una gran nostalgia. La bellezza di cui parla l’autore è un’Afrodite ancora indivisa tra etica ed estetica; non conforme  all’autoritarismo freudiano in ciò che viene definito ‘ principio di piacere’ ; è l’indefinito che opera ‘di grazia’ e che si muove nei meandri del trascendente. Talmente immaginario che la psicologia quando  ha stretto rapporti  con lei, purtroppo lo ha fatto per definire le personalità patologiche, trascurando ciò che Afrodite smuove nei meandri del profondo inconscio. E psicologicamente parlando, non si può certo trascurare il ruolo che per l’inconscio detengono le immagini, le partiture più recondite che albergano nel nostro profondo; è chiaramente servendosi di icone e simbologie , che esso esiste, si dinamizza, comunica .L’etimologia di ‘icona’, ( ‘eikon’), si riferisce ad un’esperienza visiva di una rappresentazione che riproduce una realtà; questo concetto, espresso bene dal filosofo Jean Jacques Wunenburger, si applica tanto a rappresentazioni mentali,(come nei sogni) quanto ad immagini materiali( statua ad esempio).L’immagine, quindi, ed ancor di più una ‘bella immagine’, oscilla tra l’idea ed il reale. Forme caleidoscopiche della mente che collegano spesso i contenuti inconsci a quelli reali attraverso le forme iconografiche. L’immagine-impressione è dunque una rappresentazione che trasmette un contenuto allo spirito. O all’Anima, junghianamente parlando. Ma se la bellezza è concepita nella psiche come qualcosa di estremamente potente e desiderabile, è anche vero che Psiche se ne difende, reputandola amorale, oltraggiosa, tendenziosa e soprattutto pericolosa. Strano che proprio la psicologia accademica,  non si accorga dei meccanismi proiettivi che le difese suscitano quando non si vuole ammettere di desiderare qualcosa. Ma, d’altro canto, la bellezza può davvero divenire pericolosa se  atrofizzata  in assolutismi divini nel caso in cui  Afrodite non lasci  vivere ogni altra  dea dell’Olimpo, così come Hillman e Jung suggeriscono  nelle analisi dei miti archetipici che permeano l’inconscio. Ma è lo stesso autore a ricordarci che questa reazione di Nemesi è un’autentica rivendicazione della bellezza ad esistere e che si oppone ai razionali tentativi di spiegare e analizzare la bellezza stessa .Tra gli innumerevoli tentativi che  in merito  ,troviamo il testo  “Teoria della figura umana” di Rubens,in cui il richiamo alle proporzioni e alle figure geometriche si articola sia per la figura maschile che quella femminile. Sta di fatto che a livello cosciente, nella percezione reale di chi la osserva, la bellezza, che fu in tutta la storia dell’uomo ora osannata, ora temuta, ora privilegiata , ora esibita, la politica dei privilegi riservati ai belli si perde nella notte dei tempi. Nelle diverse epoche, si differenziano gli elementi evidenziati dalle mode, apparentemente più  nelle donne che negli tuttavia, l’analisi della storia sociale della bellezza di Arthur Marwic , ci suggerisce che, (premettendo che la bellezza è un bene di cui è possibile godere soltanto quando vi siano condizioni di vita che lo permettano, )nei diversi secoli, gli uomini più belli così come le donne, venivano privilegiati nel privato come nella carriera. Non è solo dei giorni nostri l’idea  per cui essere belli , diventa  decisamente un investimento , sia per prendere marito( possibilmente uno agiato), sia per accedere ad una condizione sociale migliore. Emerge tuttavia , anche un altro fattore , non necessariamente opposto al primo: la bellezza , in quanto dea, può e deve essere abbinata sia a qualità di giustezza che a doti meno dignitose. Bellezza è ambivalenza; solo questo chiede di essere, in quanto dea, appunto. L’inconscio questo lo sa bene; per dirla con Jean Baudrillard, è per questo motivo che la bellezza perde il suo afflato nel momento in cui viene relegata da Psiche nel razionale. La bellezza è necessaria , ma in quanto tale, non può esistere solamente nella ricerca della perfezione di un viso o di un corpo: perfezione che diviene oscenità , perché reale, anzi più del reale, iper-reale. Si vede tutto, citando Baudrillard: non c’è velo, non c’è ombra; tutto diviene chiaro. Così avviene anche nel senso contrario, ovviamente. Forse è per questo che talvolta, quando un soggetto puramente androgino ci appare di fronte,( nel senso che possiede caratteri femminili e maschili per natura nel suo aspetto fisico), ne cogliamo l’eleganza senza comprenderne il significato. Ma proprio questo permette alla bellezza di esistere: certo, gli esperti  ci insegnano, dall’arte, alla chirurgia plastica, quanto le proporzioni e la regolarità di certi lineamenti siano indispensabili per un buon‘risultato finale’ e certo è innegabile che senza ciò molte opere d’arte non esisterebbero. Ma in quanto alla bellezza , si apprezza quasi sempre con molto disarmo, quella naturale, ovvero quell’insieme di elementi che non esiste in quanto tale, ma che ‘prende vita’ , che ‘ si anima’.

Di Abraham Lincoln si diceva che non era di certo di bell’aspetto, dal naso lungo e la bocca storta; dall’abito leggermente largo o corto, ma si scrisse del modo in cui il suo aspetto si trasformava quando egli cominciava a parlare ed animarsi. Animar-si. In modo similare, di Lord Byron , si ammirava molto la sua bellezza, armoniosa e incantatrice, ma anche la sua reputazione di poeta e amante, come di colui che possedeva una voce incantevole, che ammaliava chi la ascoltasse. Cos’è la bellezza in questi personaggi? E’incanto, è estetica unita all’etica, non morale, ovviamente, ma personale; è archetipo che respira, il ‘fare Anima’ di Hillman. Afrodite vorrebbe questi strumenti al suo cospetto; è dolce demonizzare la vecchiaia attraverso una giovinezza ancor presente;è sensato ambire a ciò che non si possiede in natura, ma Nimesis troverà il modo di risuonare come un eco lontano se bellezza verrà atrofizzata in ‘ideale’. L’incanto che evoca  un bel volto, il senso vitale e sensuale di un bel corpo sono noti a tutti ed  è chiaro ormai come tutto ciò rievochi nell’immaginario sia  l’allontanamento dalla finitezza umana , sia la distanza necessaria , dalla realtà . Forse  è proprio questo il valore che la bellezza chiede le sia riconosciuto: Afrodite parla attraverso l’arte, la natura, l’etica e l’amore : qui si  eleva a dea; adempie al ruolo per cui è nata. Nutre , come una madre, l’immaginario , il sogno, l’alterità di un realtà fin troppo miniaturizzata. Negli ultimi decenni del IX -XX secolo si rivendica , anche per gli uomini ,il diritto di esprimere la bellezza in quanto valore , che diviene sempre più autonoma, accanto a valori già evidenti come lo stato sociale o il lavoro.  Sempre più prestano al loro aspetto fisico: una rivendicazione , (come è stata per il femminismo) di qualcosa a cui si ambiva da tempo: di una libertà  di espressione , negata per troppi anni ed ora trabordante nel suo ideale… Considerando che il periodo odierno  è  ‘teso ad altro’ credo si possa ipotizzar che  l’uomo ,oggi, (così appesantito da esigenti pretese femminili sulla propria  mascolinità ed euforizzato dal proprio femminile  spesso purtroppo negato  in lui) sia in transizione verso un nuovo rapporto con la bellezza; così come è stata importante la fase femminista per l’approvazione sui diritti delle donne. A questo proposito e a proposito della bellezza, Baudrillard si rivolge alle femministe, obbiettando il fatto che la libertà di ‘non doversi preoccupare di avere un bell’aspetto’, in realtà celi una rinuncia: secondo l’autore infatti,il potere che le donne si trovano ad avere è di essere  rappresentanti di un dominio tipico di Afrodite , che può agire sugli uomini con creatività, mentre emularli in un fare solo  maschile, le rinchiude in una utopica prigionia. A prescindere dalle posizioni soggettive, non si può dar torto all’autore sul fatto che la donna possa agire con il femminile in un raggio  d’azione  che l’uomo ancora oggi riconosce estraneo in sé. Della bellezza si potrebbe parlare poi in senso archetipico, come cristallo dalle innumerevoli sfaccettature e dalle più o meno intense sfumature; un’attenta analisi psicologica,sia in ambito inconscio che cosciente,   meriterebbe ulteriori approfondimenti.