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IL PERICOLO E’IN CASA

Questo  titolo, traduzione letterale del noto adagio di stampo inglese “Home, sweet home”, condensa in sé il concetto di rifugio privilegiato, tranquillo e rassicurante che tutti noi attribuiamo al nostro ambiente domestico.

Consideriamo infatti la nostra casa una sorta di porto franco, che abbiamo costruito a misura dei nostri desideri e realizzato senza lesinare nel circondarci di ogni sorta di comodità, compresa una consapevole e lodevole attenzione ai principi elementari di sicurezza.

È indubbio che le attuali e complesse normative in ordine di sicurezza ambientale hanno certamente contribuito a ridurre le possibilità di incidenti domestici: basti pensare alla regolamentazione degli impianti elettrici, oggi dotati per legge di efficienti sistemi “salva vita”.

Esistono tuttavia margini di rischio, purtroppo anche gravi, che non dipendono affatto dal rispetto delle normative, piuttosto da nostri comportamenti inconsapevolmente colpevoli.

Mi riferisco, in particolare, alla inadeguata conoscenza o alla scarsa attenzione nei confronti di alcune condizioni di rischio che possono minacciare, proprio nell’ambiente domestico, i nostri bambini più piccoli.

Si tratta dell’ingestione accidentale di sostanze caustiche e di corpi estranei.

È noto che l’evoluzione comportamentale e la crescita di un bambino comportano un passaggio, pressoché obbligato, caratterizzato dalla cosiddetta “fase orale della conoscenza”.

Il bimbo cioè tende a portare alla bocca gli oggetti che sono alla sua portata e in tale modo li analizza, li classifica e decide se sono gradevoli o meno. Se vogliamo ne studia l’appetibilità, esercitando così una forma di conoscenza ancestrale, probabilmente legata ad un istinto primario che ha attraversato i millenni dell’evoluzione per giungere fino a lui.

Questa fase orale, per quanto del tutto fisiologica, perdurando dai primi mesi di vita ai 4-5 anni, può essere fonte di guai seri e purtroppo, in alcuni non rari casi, di lesioni altamente invalidanti e irreversibili.

Le sostanze caustiche , che per definizione sono acidi o basi forti,  costituiscono il principio attivo e sono quindi contenute nella maggior parte dei prodotti che quotidianamente usiamo per la pulizia di casa: sgrassatori per forni, detersivi per sanitari, liquidi o pastiglie per lavastoviglie, candeggine, ammoniaca, prodotti per pavimenti, ecc.

La tabella sottostante ne riporta una classificazione più dettagliata:

Per fortuna i bimbi, nell’adempimento della fase orale, generalmente non ingeriscono se non scarse quantità di sostanza , limitandosi al cosiddetto “taste ad lick” e cioè all’atto del leccare, subito rifiutando in caso di riscontro di sapore acido o comunque sgradevole.

Non mancano tuttavia casi, documentati anche nella mia personale esperienza di endoscopista, di bimbi che si sono presentati con ingestione di volumi notevoli di caustico.

Ciò solitamente è dovuto ad un colpevole errore, da parte dei genitori che hanno improvvidamente travasato il caustico in altri contenitori del tutto comuni, come la bottiglia della minerale alla quale il bimbo si accosta con avidità e del tutto inconsapevole.

Le conseguenze più severe da ingestione di caustici comportano una vera “ustione chimica” dal cavo orale, dell’esofago e dello stomaco: l’organo più delicato, appunto l’esofago, può andare incontro a lesioni profonde, spesso irreversibili, con perforazione e necessità di intervento chirurgico immediato. In altri casi, purtroppo non rari, l’esofago “sopravvive” , per così dire, alla fase acuta, ma fatalmente va incontro ad un progressivo restringimento del calibro (stenosi), che rende impossibile l’alimentazione e necessita di continue e spesso inconclusive dilatazioni endoscopiche.

Occorre richiamare la massima attenzione, quindi, nella gestione domestica dei caustici, considerando che i contenitori in commercio sono spesso caratterizzati da forme piacevoli e da colori sgargianti e dunque costituiscono per i piccoli un’attrattiva irresistibile.

Voglio qui elencare in sintesi alcuni fondamentali suggerimenti e “istruzioni per l’uso”:

  • Evitare accuratamente il cosiddetto “sottolavello”, troppo facilmente raggiungibile dai bambini, anche quelli che si muovono ancora “gattonando”. I caustici vanno riposti in un armadietto posto in alto, fuori dalla portata, preferibilmente chiuso a chiave.
  • Non danneggiare, rompere o rimuovere il tappo di sicurezza.
  • Non travasare il caustico in bottiglie diverse, come quelle della minerale o delle bibite (cosiddetti “contenitori impropri”).
  • In caso di ingestione sospetta o certa non indurre il vomito (aggrava le lesioni in esofago) e non somministrare presunti antidoti, come il latte, che rende solo più difficile l’osservazione endoscopica.
  • Non perdere tempo prezioso e recarsi in Pronto Soccorso
  • Conservare la traccia della composizione del caustico (l’etichetta, ma anche lo stesso contenitore con il liquido rimasto): ciò renderà più facile l’identificazione della sostanza da parte del tossicologo del Centro Antiveleni

Anche il capitolo sui corpi estranei (CE) merita qualche commento particolare, soprattutto alla luce dei dati più recenti della Letteratura internazionale.

Le motivazioni dell’ingestione da parte dei bambini sono sostanzialmente analoghe a quanto detto per le sostanze caustiche: passare dal succhiotto ad un piccolo e accattivante oggetto è spesso questione di un attimo. Anche in questi casi l’organo più delicato è l’esofago, laddove il CE può rimanere intrappolato e causare seri danni, soprattutto se “vulnerante”, caratterizzato cioè da parti acuminate in grado di ulcerare e al limite di perforare la parete.

La varietà dei CE che l’endoscopista rimuove dall’esofago o dallo stomaco dei piccoli è veramente incredibile: monete, anzitutto, ma anche spille, aghi, viti, piccoli giocattoli e piccole batterie, le cosiddette “disk batteries” che alimentano orologi, giocattoli elettronici e altri dispositivi ormai comuni nel nostro mondo.

Per fortuna la tecnologia endoscopica attuale è in grado di assicurare la rimozione della grande maggioranza dei CE, senza dover ricorrere ad un più invasivo intervento chirurgico.

Tuttavia occorre sottolineare la pericolosità delle attuali batterie al litio a voltaggio potenziato, che sono in grado, attivando la corrente verso il polo negativo, di causare in tempi a volte estremamente rapidi la distruzione della parete esofagea , progredendo poi verso gli organi adiacenti , come le strutture vascolari e in particolare l’aorta.

In questi casi l’endoscopia spesso non basta e occorre procedere con delicati interventi di chirurgia toracica.

I bambini che hanno ingerito un CE possono essere del tutto asintomatici, soprattutto nel caso in cui il CE stazioni nella cavità gastrica. Generalmente invece, qualora il CE si trovi in esofago il bimbo presenta dolore, salivazione e “disfagia”, cioè difficoltà evidente alla deglutizione dei liquidi o dei solidi. Esistono inoltre, e non andrebbero sottovalutati da genitori, nonni e “tate”,  sintomi più subdoli e in qualche modo confondenti : il rifiuto del cibo, l’irritabilità, il pianto apparentemente immotivato.

Poiché i bimbi più piccoli  non sono in grado di segnalare compiutamente l’evento dell’ingestione occorre quindi porre attenzione, specie nei casi non classicamente  eclatanti, al comportamento del piccolo.

Occorre , soprattutto, limitare la possibilità che il bimbo possa giungere in contatto con questo genere di piccoli oggetti : una sorveglianza discreta, ma attenta al “parco giochi” è la prima regola semplice ed insieme essenziale per la salvaguardia della salute e per la serenità di genitori e figli.