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Il Mondo di Alessio De Bernardi -di Matteo Baron (scrittore e critico letterario)

alessio-sfocatoUn incanto, forse un medioevale discanto si dipana in una muliebre conversazione di lirica e poesia. Il sentimento che muove un piccolo divenire, piccolo e personale eppure germogliato nella creazione, arte di parole e di suoni a concupire i pochi istanti concessi. Perché questo siamo, successione di attimi compresi nelle speranze e nei pentimenti. La musica di De Bernardi si dipana allo sguardo, insieme alle parole, versi dimenticati nella polvere di un comodino come i ricordi sbertucciati nella farsesca quotidiantità di un viaggio in tram. De Bernardi ci riporta in quel longiquo luogo, compreso nel divenire dei sentimenti, lontano, via, tra pensieri e cartomanzia, rammentandoci quanto necessario alla proposizione, creazione di verbo, suoni, liriche che attendono alla memoria, piccoli sospiri a ricordarci i nostri momenti succeduti avanti la notte, prima che qualcosa succeda, come nelle spiagge che nulla trattengono perché ogni verbo, istante, è scolpito nell’anima e non nella materia. E’ un salire, lieve, ma generoso, presente alla nostra liberazione poiché nel cammino troviamo pur tuttavia una speranza che ci leghi a quella immanenza, immortalità poetica che ci rende uomini attraverso l’incanto della creazione. Ho conosciuto De Bernardi nella sua veste poetica e nella dimensione di musicista, eppure mai alcuna separazione nel linguaggio, veicolazione animica e sentimentale come un monade compiuta, bastevole alla sopravvivenza di un attesa, di quel divenire che ci libera dai pregiudizi, escatologie politiche, mendacità sociali, perbenismo ipocritamente consolidato nei giudizi quotidiani. La musica di De Bernardi si liberà asciutta, nel suo sguardo e’ maieutica dell’anima, un suggerire lieve, quasi sottovoce, a sottolineare la nostra dedizione a noi stessi, annichilita dal tempo degli altri, dalle necessità quotidiane. E’ un monito alla sofferenza, ritornandoci alla nostra dimensione, ben altra dimensione che ci consegna alle braccia di un sentimento che è amore, vita, riconoscimento del nostro tempo, di quegli istanti infiniti che scolpiscono indelebili le corde nascoste della nostra anima. Come un refolo notturno che scivola silente alle nostre spalle consegnandoci la testimonianza di un mondo intravisto attraverso i veli della oscurità, ma benevolo come un paterno abbraccio. Lirica e musica si fondono in una metafisica che volge sé stessa alla propria continuazione, ovvero a quella vita che è speranza compresa nell’imbarazzante potere di un sorriso.