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IL CONSENSO INFORMATO Il parere dell’Avv. Nicola Terzi

terziMoltissimi lettori hanno richiesto che cosa sia il cosidetto”consenso informato” in quanto non riescono a capire del perché quando ci  si deve sottopporre ad  un intervento chirurgico o intervento di natura estetica o intervento di impianti di protesi o impianti dentarie ecc..ecc.. devono riempire dei questionari che il più delle volte e scritto in piccolo o incomprensibile.Appare chiaro che questo argomento importantissimo per la tutela del malato non trova quella pubblicità necessaria a spiegare i principi su cui si fonda il “consenso informato” proprio perché  non vi è ancora in Italia una normativa che possa regolare tutti i rapporti tra  medici e i propri clienti meglio dire i propri pazienti  e  le varie strutture sanitarie. Ottenere il consenso previa adeguata informazione circa le prospettive diagnostiche e terapeutiche è di sicuro un concetto innato ed universale che è alla base del rapporto medico-paziente tramite il quale il paziente determina in totale libertà la propria storia clinica. Spesse volte siamo portati a considerare il “consenso informato” come una mera necessità burocratica, uno dei tanti fogli da firmare a cui assoggettarsi per potere tutelare la salute nostra e dei nostri figli. Una firma su dei moduli che di solito non si legge neppure fidandoci delle parole del medico o dell’infermiere o dell’amministrativo.In realtà proprio alla luce di alcuni episodi di cronaca hanno portato alla luce l’importanza non solo giuridica, ma anche e in modo particolare umana di tale consenso o della negazione del medesimo. Il “consenso informato” trova la sua origine nell’evoluzione di un principio etico a modello giuridico. Prima del suo affermarsi, l’opera del medico era improntata al principio “paternalistico” in base al quale il medico poteva agire per il malato ove avesse ritenuto, secondo scienza e coscienza l’intervento utile alla sua salute. Altro principio era quello che consentiva al medico di omettere di dare alcune informazioni in circostanze particolari, purchè fosse a vantaggio del paziente. Una volta che il consenso informato viene introdotto sia nella deontologia che nell’ordinamento giuridico il medico viene a perdere quella veste “di tutore della salute “ per assumere quella del professionista che stipula un contratto con il malato che si sottopone alle sue cure. Il crescente numero di ammalati che, fa valere davanti ai Tribunali la presunta colpa professionale del medico, fondata in molti casi sull’imprudenza e negligenza nel formulare diagnosi o sul  mancato approfondimento degli accertamenti diagnostici, oltre che sulla mancata informazione ed acquisizione del consenso, ha incrementato notevolmente il contenzioso su tale delicata materia. Da qui  si è venuto a modificare il modo di intendere il rapporto medico-paziente cosa che  ha influenzato anche la giurisprudenza, che ha recepito e poi ritenuto fondamentale il principio della obbligatorietà del cosiddetto”consenso informato”.In realtà il “consenso informato” non è previsto per legge o normativa sistematica dello stato, ossia non ha una regolamentazione specifica. Tuttavia questo principio non  direi che è sconosciuto al nostro ordinamento. Se consideriamo tra le varie fonti della legge e le varie circolari ministeriali emerge che il concetto di “consenso informato” è richiesto in tre ambiti e precisamente: nell’ambito sanitario, in tema di riservatezza legge sulla privacy ed in tema di brevetti. In questi ultimi anni si è proceduto sulla base delle esperienze quotidiane ad individuare quelle norme per individuare un contesto giuridico entro il quale l’ammalato possa sentirsi tutelato, ed il medico possa sentirsi libero di muoversi senza incorrere in omissioni. Il processo legislativo, riguardo questo argomento è ancora in atto in quanto la complessità dell’argomento, rende difficile individuare i limiti, che consentono di avere una chiara visione di questa conquista. C’è infine da considerare la natura giuridica del consenso che oltre a legittimare l’intervento sanitario costituisce anche  un elemento costitutivo del contratto tra medico e paziente. La Cassazione in alcune sentenze aveva optato  la responsabilità per omessa informazione fosse di natura  “extracontrattuale” per cui l’obbligo  si  fondava solo sulla buona fede di chi svolge le trattative; in epoca più recente la Cassazione ha invece optato che la responsabilità dell’informazione fosse  di natura contrattuale che a mio pare, trova fondamento nelle norme del codice civile vigente(vedi art. 1325 e art. 1337 c.c.). Come sopra detto, il consenso informato è entrato a far parte della cultura medico giuridica solo recentemente ed in modo particolare con l’incrementarsi delle cause di responsabilità dei medici nei confronti dei pazienti. Per definizione si può dire che il “consenso informato” è l’accettazione volontaria da parte del paziente del trattamento che gli viene proposto da un medico. Il consenso deve sempre essere richiesto, in quanto è l’unica espressione che autorizza un qualsiasi atto medico. Una volta concesso, il consenso da parte del paziente può essere revocato in qualsiasi momento.L’espressione consenso informato si riferisce a due distinte attività che il medico ed il paziente devono compiere prima di qualsivoglia trattamento medico per renderlo lecito; in primo luogo l’informazione, resa in modo esauriente e completa dal medico del paziente per rendere quest’ultimo consapevole del trattamento che andrà ad affrontare, e solo successivamente il consenso , che il paziente presta e che il medico acquisisce. Il problema del consenso riguarda, dunque, aspetti ben più ampi della legittimazione giuridica dell’attività medica, ma è l’espressione della compiuta realizzazione dell’autonomia della persona umana.

Il consenso informato trova la sua origine nei riferimenti normativi della Costituzione, del Codice Civile e del codice Penale, ai quali pacificamente ci si riferisce in materia, nella loro interpretazione svolta dalla Giurisprudenza di merito e di legittimità, e non ultimo nel Codice di Deontologia Medica che ha il merito di avere codificato il concetto del consenso informato racchiudendolo all’interno di precise disposizioni. La prima doveroso citazione è riservata alla Costituzione “La libertà personale è inviolabile”(art. 13) e “La Repubblica tutela la salute come fondamento diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indegenti. Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizioni di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”(art. 32). L’art. 50 del codice penale sancisce la non punibilità di chi lede il diritto altrui, o lo mette in pericolo,con il consenso di chi può validamente disporne; disattendere questa norma può comportare il reato di lesioni personali(art. 582 c.p.) o lesioni personali colpose(art. 590 c.p.). L’’art. 1325 e 1337 del Codice Civile sancisce l’obbligo dell’accordo tra le parti per il perfezionamento del contratto, accordo la cui carenza dà luogo a nullità del contratto stesso. Infine il Codice di Deontologia Medica del 1998, ha attribuito l’obbligo in capo al medico di rendere al paziente la più serena e idonea informazione sulla diagnosi, prognosi, prospettive terapeutiche, conseguenze della terapia e della mancata terapia(art.30), imponendo al sanitario il dovere di rispettare la reale ed effettiva volontà del paziente(art.34). Si può pertanto sostenere che sussiste un obbligo diretto,di natura deontologica, all’informazione al paziente, nonché all’acquisizione del consenso informato. Obbligo che, ove non ottemperato, potrebbe dar luogo di per sé, indipendentemente da eventuali danni in capo al paziente, all’apertura di procedimento disciplinare a carico del sanitario, avanti all’Ordine professionale competente. In pratica in Italia non esiste, nel Diritto Sanitario, una normativa univoca ed esauriente, per cui la materia si presta ad alcune ambiguità, come già sopra detto: Attualmente in Parlamento sull’onda del caso Eluana, si pensava di portare a definizione il progetto di legge sul “testamento biologico”; in realtà non se ne parla più ed alcuni pensano che venga definitivamente affossato. Per alcuni questa sbarramento contro una legge a favore del malato potrebbe essere un segnale per un attacco al “consenso informato” una delle più grandi conquiste medico-sociali.Per giuristi,medici  ed esperti di etica hanno ritenuto che il testamento biologico non sia altro che un “consenso informato”anticipato dove il malato può dire la sua sull’impostazione delle cure di acconsentirle o no. Negare il testamento biologico significa negare il “consenso informato”.In ambito sanitario, il progresso delle conoscenze scientifiche e dei mezzi tecnologici ha aperto nuove problematiche sul piano etico, ponendo il cliente o meglio il paziente di fronte  a scelte spesso molto complesse, per assumere le quali risulta fondamentale la corretta informazione da parte del professionista, anche per gli obblighi deontologici connessi. Da qui la necessità di valorizzare  il momento comunicativo-informativo e gli aspetti relazionali dell’incontro clinico; lo squilibrio di ruolo nella relazione medico-paziente, tipica del passato e improntato come sopra detto al modello paternalistico, ha lasciato spazio ad una relazione in grado di riconoscere e favorire le possibilità espressive e decisionali del malato. In questo tentativo di favorire una piena umanizzazione del rapporto medico-paziente, il “consenso informato” rappresenta certamente un momento particolare e delicato all’evento comunicativo, ponendosi come strumento che contribuisce allo stabilirsi dell’alleanza terapeutica: in tal modo il paziente condivide attivamente con il curante il suo percorso diagnostico e terapeutico.