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I giardini del Vittoriale

villa_deste_tivoli_gardensD’Annunzio si compiace di ripercorrere i tanti giardini della sua letteratura ( nutriti oltretutto di esattissime nozioni botaniche ), arieggiando di volta in volta il ritmo plastico del giardino toscano, i giardini “ di pompa e di delizia “ della tradizione lagunare, il chiaroscuro barocco dei parchi boschivi nelle ville romane. Così l’ hortus conclusus del Frutteto si fregia di una teoria di aquile di pietra, citazione flagrante di un motivo decorativo del parco di Villa d’Este a Tivoli. Ma l’uomo del Vittoriale è anche l’eroe intrepido della Grande Guerra, l’interprete e il messaggero della più vera identità nazionale, uscita dalla prova del conflitto vittorioso. Fra i ricordi e le metafore della natura prendono allora posto le memorie cruenti della storia, come annota lo stesso scrittore: “ Nel giardino, sotto il faggio di porpora, fra il macigno del Grappa e il macigno del Sabotino, fra il Leone veneto di Sebenico e la mitragliatrice austriaca di Asiago, è un lembo di prato, quasi frammento di vasta prateria… tra queste pietre di memoria, tra questi massi discesi dal monte della guerra, è uno spiazzo angusto ove il vento, nel piegare l’erba, sembra recare l’alito di una vastità remota, di una smisurata libertà “. Il gigantesco ‘ faggio purpureo’ ( un esotico arbutus andrakne ) non ha resistito al morso del tempo. Ma il visitatore dei Giardini Privati della Priora, recentemente restaurati e aperti al pubblico, può  ancora sostare stupito dinanzi all’invenzione scenografica che, in un folto boschetto di magnolie, avvicenda ai tronchi arborei i fusti di 17 colonne, simbolo di altrettante gesta gloriose. Qui, nel bosco sacro chiamato l’Arengo, D’Annunzio celebra con i compagni più fedeli il rito fra commemorativi e iniziatrici dell’esperienza di guerra. A fianco, un minuscolo rivo d’acqua evoca canoro il Rubicone, mentre alita il profumo acuto e dolcissimo di una stupenda olea fragrans. Non lontano si imbocca il sentiero che conduce nella natura selvaggia delle Vallette, lungo il corso del Rio dell’Acquasavia e del Rio dell’Acquapazza incontro alla musica muta del Laghetto delle danze, a forma di violino nel più sinuoso stile déco. E il sentiero della flora disordinata e proliferante collega l’Arengo all’apparizione più sbalorditiva, la prua metallica di una nave da guerra, la Puglia, incastonata nella collina. Ma la ‘nave tragica’ rivolta ad oriente, reliquia di un evento luttuoso nell’Adriatico conteso, acquista il suo significato più intenso a stridente contrasto con la vita perenne della vegetazione, verde su verde sullo sfondo azzurro del lago.