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Gli italiani sono pessimisti?

0000Ci chiediamo: “Gli Italiani sono pessimisti? Difficile la risposta, anche perché il “pessimismo” non solo colpisce il singolo individuo, ma addirittura tutta la collettività, la quale il più delle volte si lascia influenza sia dai mass media, sia in modo particolare dalle istituzioni e soprattutto dai partiti di opposizione, che danno dell’Italia e dei suoi cittadini una visione sempre negativa, di sfracelli economici e politici paventando  che da un momento all’altro l’Italia sparisca o sia   in procinto di sparire dalla faccia della terra.   Ripeto la risposta è molto difficile anche perché nessuno vuole ammettere che vi possano essere anche delle cose ottimistiche, perché sarebbe  considerato come un illuso da coloro che invece vedono la vita soltanto dal lato negativo. Prima di entrare nell’argomento si rende necessario sapere cosa significa la parola”pessimismo”.Concezione filosofica che si fonda sull’idea secondo la quale gli essere umani sono intrinsecamente contraddistinti da una natura maligna, portata in vario modo a far male, ad avere sete di potere o semplicemente ad aspirare al proprio interesse egoistico. Tale “animus dominanti” per numerosi teorici realisti, conduce l’uomo inevitabilmente al conflitto ed alla guerra. Pertanto, nel linguaggio comune si definisce il pessimismo come l’attitudine psicologica a considerare la realtà nei suoi aspetti peggiori o, anche, come la disposizione dell’animo a cogliere soprattutto gli aspetti negativi della vita e della realtà. In senso lato è ogni posizione che insista sulla prevalenza del male sul bene; più precisamente, la dottrina secondo la quale l’esistenza umana è dominata e governata dall’infelicità e dal dolore, e tutta la realtà è assoggettata a una forza cieca e irrazionale. Il pessimismo in filosofia  è costituito dal tentativo di dare un senso a un’esperienza negativa e dolorosa del mondo e si distingue in “pessimismo empirico”, quando la valutazione negativa colpisce solamente il mondo terreno e visibile, in antitesi a un migliore aldilà, e in “pessimismo metafisico” quando la valutazione negativa si estende alla realtà dell’universo.

Naturalmente, il pessimismo cosi come viene interpretato si trova in tutto ciò che riguarda la nostra vita sia personale che della collettività. Infatti il pessimismo, è nelle teorie dei vari filosofi,, cosi come nella poesia, nell’arte ecc. e anche nella religione come ad esempio il cristianesimo che è sicuramente pessimistico nella sua esperienza della vita terrena, ma è ottimistico nella sua concezione universale della realtà, con la prospettiva di un migliore aldilà. Il pessimista in fondo ha paura che le cose non andranno come lui desidera ed in questo suo atteggiamento non fa altro che attirare quello che teme, per la legge dell’attrazione universale secondo cui “simile attira simile”. Per contro l’ottimista è uno che si fa delle illusioni, sempre per paura, per compensare il polo complementare del pessimismo. C’è a mio avviso un terzo atteggiamento che integra il pessimismo e l’ottimismo: è il realismo. Il realista è colui che sa che egli è il solo creatore della propria realtà la quale dipende da ciò che lui pensa e vuole. E’ uno che sta con i piedi per terra ed è sotto questo aspetto è certamente ottimista.

Passando al tema centrale allora gli Italiani sono veramente pessimisti? E’ vero che, come spesso si sente dire, oggi stiamo vivendo in un’epoca senza valori? È questo che porta l’individuo e l’intera umanità alla così detta crisi? Ai giorni nostri siamo continuamente scossi da notizie tragiche, suicidi, omicidi, genitori che uccidono i figli, figli che uccidono i genitori, stragi più o meno annunciate e attribuite a momenti di follia o ad un termine ormai abusato come la depressione. Spesso si sente dire che tutto questo dipende dalla mancanza di quei valori che dovrebbero guidarci e darci una giusta dimensione della realtà. La formazione e l’essenza stessa del proprio io vengono vissute come esperienze assolutamente autonome, finalizzate a far prevalere la propria personalità. L’individualità, le proprie esigenze, i propri pensieri, finiscono per prendere il sopravvento su tutto quello che ci circonda. Ciascuno di noi non è più solo una persona, ma è quello che riesce a dimostrare di essere e questo ci carica di una forte responsabilità: rispondere di fronte a tutti delle nostre scelte e dell’indirizzo del nostro pensiero; ma difendere le proprie scelte è un’impresa insostenibile se non si può contare su delle certezze. La percezione dell’inflazione spinge gli italiani al pessimismo e alle aspettative negative sul proprio futuro. E’ questo il dato che emerge dai vari rapporti delle agenzia di rating sia italiane che straniere. Il peso dell’inflazione è percepito in proporzione superiore ai dati Istat. In base al rapporto tra le preoccupazioni degli italiani si annoverano il rincaro dei mutui, la crescita dei prezzi alimentari, il costo di manutenzione di moto e automobili, le spese per la casa e per il carburante. Si mette mano ai  risparmi per tirare avanti,  si è costretti a ricorrere all’indebitamento, per arrivare alla fine del mese. Spesso i giovani vengono accusati di essere eccessivamente ancorati al presente, alle abitudini quotidiane e alla famiglia; ma ciò avviene solo perché il futuro sembra troppo difficile da affrontare. È molto più comodo rimanere seduti sul divano di casa, a farsi coccolare e mantenere dai genitori. Ma si tratta di mancanza di iniziativa da parte dei giovani di oggi o di difficoltà reali?Secondo l’indagine di sociologi,il pessimismo giovanile è ormai divenuto una sorta di malattia diffusa in tutta Europa. causa è la percezione viva di una realtà ormai datata ma allo stesso tempo impossibile da cambiare; i problemi che già esistono, sorti nelle generazioni precedenti alle nostre, sono destinati ad essere amplificati piuttosto che risolti. Quello che spaventa di più è un futuro fatto solo di disuguaglianze e disoccupazione. La maggior parte dei giovani è convinto che dovrà affrontare una realtà molto più dura rispetto alle precedenti e, forse per questo, fa più fatica a distaccarsene.

Cosa si può fare? Solo sperare. Del resto…la speranza è ultima a morire.