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Giuseppe Caltagirone:CIAK SI GIRA

 caltGiuseppe Caltagirone: 50 anni trascorsi nel meraviglioso mondo del cinema. Questo incontro è un’occasione per ripercorrere brevemente le tappe fondamentali di una carriera che gli ha permesso di osservare, da dietro le quinte, importanti produzione cinematografiche e televisive: partendo dagli anni ‘60 l’epoca dorata per eccellenza, quando la settima arte sprigionava una magia, oggi dimenticata. Casting e comparse sono da sempre suo specifico ambito di competenza. Caltagirone cominciò la sua avventura lunga una vita come comparsa nel kolossal Ben-Hur (Ben-Hur: A Tale of the Christ, William Wyler, 1959). Come egli racconta, un tempo queste cose si facevano con una semplicità estrema, «senza bisogno di fare l’iscrizione al collocamento, la busta paga e l’assicurazione […] c’era l’età e la voglia di rimanere nell’ambiente per amore». Era un’epoca, quella dell’avvento internazionale di Cinecittà, «in cui gustavi tutto, gustavi quello che era il bello perché lo apprezzavi e non avevi come ripiego la “casa” che ti dava tutto. Questa bellezza, questo vivere dovevi conquistarteli.  E i riscontri potevano essere ottenuti nell’incontro con l’altro, quando i rapporti si fondavano sul rispettoso confronto e il reciproco scambio. Tutti eravamo alla ricerca della nostra dimensione per migliorarci, portavamo dentro una carica che era pronta ad esplodere». Quegli anni segnarono lo zenit del cinema italiano quando anche dagli Stati Uniti «tutti venivano per apprendere». E con una nota di rimpianto, quasi a monito verso noi tutti, aggiunge: «eravamo i primi anche nel campo cinematografico e siamo passati ultimi. Veniamo ricordati come i numeri uno, ma non siamo stati in grado di mantenere vive le nostre qualità di attori e registi». Il pensiero di Caltagirone che maggiormente mi è rimasto impresso è il seguente: «però dopo passa il sogno e il numero uno passa ad altri. Al numero uno devi affiancare i soldi». I contatti e le mansioni si moltiplicano nel corso degli anni. Adriano Celentano, dopo essersi affermato come musicista, comincia con successo alla fine degli anni ’60 una lunga e redditizia avventura nell’industria del cinema. Caltagirone, collaborando a più riprese con l’artista, diventa Capogruppo nell’organizzatore delle scene di massa. In sintesi: coordinare il piano di lavoro giorno per giorno, con le annesse indicazione degli ambienti stabiliti per le riprese e l’esatto numero di comparse richieste. Con Sbatti il mostro in prima pagina (Marco Bellocchio, 1972) Caltagirone diventa Segretario di Produzione, proprio nel corso degli anni ’70 quando a Roma si affianca, come importante centro di produzione, anche Milano.  L’importanza dell’incarico accresce il prestigio delle collaborazioni che lo portano a lavorare con maestri del calibro di Steno, Sergio Leone e Monicelli, per il quale lavorò al coordinamento di 1800 comparse nella pellicola sessantottina Facciamo Paradiso (Mario Monicelli, 1995).                                                                                                    Le ambizioni, anche culturali, del cinema italiano sono andate incontro ad una lenta decadenza: il problema più grave è l’attuale mancanza di autori. Tanti giovani artisti sono impediti e impossibilitati a produrre a causa di un monopolio che fa capo a pochi. Uccidendo e massacrando i giovani portavoce delle nuove generazioni l’unica strada da percorrere è ardua ed è ad appannaggio di pochi: rimane l’autofinanziamento. Riguardo alle Case di produzione: «Oggi non esiste alcuna sponsorizzazione esterna. Non ti aiutano». Le pellicole che oggi si producono in serie «sono film da realizzare. È indispensabile produrre film. Ma i film di qualità di una volta non ci sono più. Noi stiamo perdendo la nostra esperienza, la nostra conoscenza, sembra quasi che non si vogliano più realizzare film importanti in Italia». La produzione cinematografica commerciale è di valore altalenante. L’attività di casting rimane un sostegno generazionale sotto forma di indotto commerciale: una sorta di lavoro. Pino Caltagirone, oltre alla sempre viva e genuina passione, all’orgoglio di aver visto nascere e crescere stelle di cinema e TV, di prima grandezza, rivela, con affetto e malinconia, di possedere un’“agenda” di oltre 5000 persone e di essere stato promotore di molte iniziative a favore di coloro che hanno richiesto il suo contributo. Grazie Pino per aver dato, anche tu, l’impronta decisiva nel mondo della celluloide.