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Colpa cosciente o dolo eventuale

 terziPrendo spunto dalla sentenza della Corte di Assise di Arezzo, che ha condannato l’agente della P.S. Spaccarotelle alla  pena di anni 6 di reclusione per l’uccisione di Gabriele Sandri, il tifoso laziale che si stava recando a seguire la sua squadra a Torino nel novembre 2007.Non fu pertanto omicidio volontario, come richiedeva la pubblica accusa, ma omicidio colposo aggravato dalla previsione dell’evento, cosi ha disposto la giuria.In parole povere Spaccarotelle sparò contro Sandri senza la volontà di ucciderlo, ma accettando il rischio che quell’evento potesse verificarsi. Come accade di solito in Italia questo distinguo giuridico a suscitato da più parte cori e voci che hanno gridato allo scandalo e chi ha sottolineato l’eccessiva clemenza della pena di fronte ad un fatto cosi grave..Alla lettura della sentenza c’è stata la violenta reazione dei tifosi ed amici del Sandri presenti in aula , che hanno urlato contro i giudici di tutto e di più chiamandoli”Infami”, “buffoni”, “vegogna”  tanto che il Presidente della Corte è stato costretto ad allontanare il pubblico e a  far sgombrare l’aula; mentre il padre ha detto ad alta voce “Mi vergogno di essere italiano: Evidentemente la divisa paga. Non credo più nella giustizia, non credo più in niente.E’ una vergogna per tutta l’Italia.” Una  parte dei tifosi, che a mio parere, spesso per tutti gli atti di violenza e vandalismo di cui una parte di loro è protagonista domenicalmente, più che tifosi sono delinquenti, allontanati dall’aula ed usciti dal Palazzo di giustizia, hanno poi proseguito la protesta  con urla contro la corte ed i difensori dell’agente. Come dicevo, costoro hanno visto in questa sentenza una volontà della Corte di usare “la mano leggera” nei confronti di un appartenente alle forze dell’ordine.

Ci chiediamo, se possono essere giustificate le parole e gli improperi pronunciati in aula dopo la lettura della sentenza da parte dei famigliari ed amici di Gabriele nei confronti dei magistrati non solo di quelli togati ma in modo particolare nei confronti dei giudici popolari, gente al di sopra di ogni sospetto non appartenenti all’ordine giudiziario. Le contestazioni non finiscono qui, infatti la famiglia vuole organizzare una manifestazione in onore del figlio; vogliono riunire un milione di persone in corteo per protestare contro questa sentenza; vogliono organizzare una manifestazione nazionale di tutti i tifosi laziali e romani che certamente sarà pacifica come quella di mercoledì notte a Roma in cui hanno attaccato le forze dell’ordine, distruggendo ed incendiando macchine della polizia. .Al di là della comprensibile disperazione, ma questi famigliari non capiscono che facendo quanto hanno dichiarato davanti alla televisione e alla stampa, non fanno altro che esasperare gli animi di quanti, approfittando di queste manifestazioni, danno a loro la possibilità di creare disordini ed attaccare le forze dell’ordine che nulla hanno a che vedere con un fatto che riguarda un solo poliziotto che ha agito con leggerezza e da imprudente ma certamente non da  assassino!!!! Nel febbraio del 2007 è successo un fatto inverso: un poliziotto, l’ispettore Raciti è morto a Catania ammazzato da un tifoso. Nessuno  è stato condannato e tanto meno a sei anni. Nessuno ha promosso manifestazioni o cortei di protesta; come sempre avviene la nostra Polizia ha mostrato autocontrollo esemplare. Lo stesso, che le ha consentito di incassare senza battere ciglio le invettive più truci, da parte della curva nord in Tribunale , alla lettura della sentenza che condannava Spaccarotelle a sei anni di reclusione.

A questo punto, sembra dunque interessante capire su cosa si fondino queste critiche e che interrogativi si aprono a livello giuridico.Nella sostanza, Spaccarotelle è stato condannato per omicidio colposo con l’aggravante della “colpa cosciente” L’accusa in persona del Pubblico Ministero, chiedeva una condanna per omicidio volontario, ovvero  ravvedendo nella condotta dell’agente un comportamento doloso. Vengono in gioco, in tale situazione, due figure giuridiche tra le quali la differenza è quanto mai sottile: la colpa cosciente e il dolo eventuale.Per capire meglio ed in termini elementari distinguiamo i due concetti: “la colpa cosciente” ed “il dolo eventuale” Secondo un primo orientamento, che prende le mosse dal grado di prevedibilità dell’evento,  il “dolo eventuale” sussiste qualora l’evento sia preveduto come concretamente possibile; mentre ”la colpa cosciente” sempre per questo orientamento, sussisterebbe qualora l’evento rimanga come una ipotesi astratta nella mente del soggetto. Tuttavia, tali tesi prende solo in considerazione la previsione dell’evento trascurando la volontà del verificarsi dello stesso.

Nel secondo orientamento, che è seguita ed è affermata dalla Giurisprudenza della Cassazione, la distinzione sarebbe da individuarsi “nell’accettazione del rischio”; risponderebbe quindi a titolo di dolo eventuale, il soggetto che pur agendo ad altro fine, abbia accettato il rischio che si verifichi un evento delittuoso come risultato della sua condotta;  risponderebbe a titolo invece di colpa cosciente,l’agente che,pur rappresentandosi l’eventuale come possibile risultato della sua condotta, agisca nella speranza che esso non si verifichi per cui respinge il rischio confidando sulla sua capacità e abilità di controllare l’azione. Facciamo due esempi scolastici, per spiegare la differenza tra dolo eventuale e colpa cosciente: Tizio disturbato dagli schiamazzi di alcuni ragazzi che giocano in strada, spara dalla finestra un colpo di pistola in aria , pur prevendendo possibili ferimenti colpisce di fatto un ragazzo e questo è “dolo eventuale”; – colpa cosciente è quando Caio lanciatore di coltelli ha ben presente la possibilità di colpire la persona legata ad una ruota, ma né accetta la possibilità basandosi sulla sua abilità di lanciatore e facendo leva sulla sua capacità, è convinto di potere in ogni caso evitare qualsiasi ferimento che invece si verifica. Sulla base di tale spiegazione, si capisce allora quale sia stato l’orientamento della Corte di Assise di Arezzo nel processo Spaccarotella. Invero per i Giudici, l’agente, pur rappresentandosi come possibile l’evento di colpire qualcuno sparando ad altezza d’uomo, ha ritenuto che lo stesso abbia agito nella convinzione che l’evento non si sarebbe verificato. Si è ritenuto, che l’evento non si potesse ricondurre pienamente alla volontà dell’agente, ammettendo che egli con il suo agire abbia di fatto accettato il rischio, ma valutandolo trascurabile. Per questo l’omicidio è stato considerato colposo, è stata riconosciuto l’aggravante ed è stato inflitto all’imputato il massimo della pena per quel tipo di reato.

Concludendo, la Corte per condannare Spaccarotella ad una pena più alta avrebbe dovuto ritenere che il polizziotto avesse fatto seriamente i conti con la possibilità di colpire il gruppo di tifosi laziali che era dall’altra parte dell’autostrada e nonostante ciò, avesse deciso comunque di sparare; in realtà la Corte ha ritento che il poliziotto, pur avendo deciso di sparare, in realtà confidasse nel fatto che comunque non avrebbe colpito i tifosi che si stavano azzuffando con altri tifosi juventini.  Alla luce di quanto sopra detto, la scelta della Corte di Assise di Arezzo è stata per la colpa cosciente, con affermazione del reato di omicidio colposo e non di omicidio volontario, e pena conseguentemente più bassa rispetto a quella chiesta dal pubblico ministero che aveva invece ritenuto sussistere il dolo eventuale, e quindi omicidio volontario con previsione dell’evento lesivo.

LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA

“L’ipotesi accusatoria di omicidio volontario nella forma del dolo eventuale non può essere ritenuta adeguatamente e sufficientemente provata. Spaccarotella era tutt’altro che un fanatico delle armi e si fa già non poca fatica per cercare di capire cosa possa essere scattato nella sua mente allorché ha deciso di porsi in quel modo così anomalo e determinato rispetto a un fenomeno che non presentava certo i crismi della gravità e della pericolosità tali da imporre interventi decisi, del tipo di quello concretamente posto in essere. Spaccarotella aveva l’intento di colpire l’auto e mai e poi mai potesse aver seriamente pensato, accettando anche solo vagamente tale prospettiva, che il proiettile finisse invece col colpire e addirittura uccidere taluno degli occupanti.Il colpo di pistola ha impattato contro la rete in un punto collocabile grosso modo in prossimità della perpendicolare dell’asse autostradale, rispetto alla sua posizione, ed è stato deviato sulla propria sinistra attingendo la vettura che era appena ripartita dal parcheggio. Il colpo era direzionato, non diretto, si badi bene, ma direzionato, verso una parte della vettura collocabile all’incirca non oltre la metà della sua altezza”.