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Amore e società di massa

Sovente i mass media dall’alto dei loro cartelloni e dalle continue e ripetitive immagini trasmesse sembrano dare voce  ad una cultura frammentaria, instabile, dove i messaggi hanno doppi significati e servono, più che altro, per colpire, rimanendo su un livello piuttosto superficiale.

Il sentimento dell’amore, nella nostra società, viene talvolta pilotato attraverso stratagemmi ed espedienti, viene fatto “proprio” della società ed utilizzato da essa per i suoi scopi: economici, comportamentali, di potere, di regole… E’ indispensabile  allora, in quest’ottica, che tutti siano disposti in un certo modo verso “questo piacere” e comandati da esso senza poter trasgredire alle sue regole. Quindi, vige la regola consumistica di San Valentino, la regola sentimentale del Natale, il rituale degli anniversari, il cerimoniale del matrimonio, il sodalizio della prima notte, etc. E chi a San Valentino non ricevesse la scatola di cioccolatini a forma di cuore, beh! potrebbe significare  non essere amati dal proprio Lui o dalla propria Lei! E chi tornando a casa dal lavoro il giorno del 10° anniversario di matrimonio non trovasse ad attenderla uno spettacolare bouquet di rose rosse, beh! lo si potrebbe leggere come crisi profonda di coppia!

È questo mondo fatto di apparenza, di fittizio inganno che invece viene esaltato e messo in scena attraverso tutte le forma di comunicazione, attraverso, ormai, una “cultura” sociale, attraverso una precisa simbologia, il cui fine ultimo è quello di imitare, ancora e sempre di più l’apparenza, dando l’illusione di vedere la cose in sé.

La società dagli anni cinquanta ad oggi, ha modificato il modo di amare degli uomini e delle donne, indebolendo la loro identità individualistica e esaltando “la concezione di gruppo” , definendo, appunto, l’amore con la “A”  maiuscola, attraverso magari una frase dei Baci Perugina, e facendo in modo di ritrovarsi, tutti, nelle struggenti storie dei lettori delle riviste settimanali. L’amore è meno poetico e più pratico, più superficiale e meno vero.

Ma “impensabilmente” le crisi e le “cadute” hanno sovente anche degli aspetti potenzialmente costruttivi.

Ci riferiamo ad esempio alla crisi del modello di riferimento unico nell’ambito familiare, nel quale l’uomo ha visto eroso progressivamente il suo potere secolare, e la donna ha visto “lievitare” il numero di spazi decisionali e gestionali, o al proliferare di modelli plurimi, commisti, spuri, di comportamenti, situazioni e relazioni familiari, o ancora alla crisi dell’approccio virile all’esistenza, con il suo carico anacronistico di rigidità caratteriali e narcisistiche prese di posizione, o ancora, alla percezione angosciante di non poter più facilmente disporre del supporto segnico, simbolico, contenitivo, della propria identità di genere, da parte della  società, che accelera e moltiplica risposte-simulacro rispetto alle solide, indubitabili e condivise certezze di ieri.

E tutto questo potrebbe perchè no, anche aiutare l’emergere di nuove consapevolezze e di modelli più attinenti al nuovo commisto clima sociale.