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A Tortona in mostra il divisionismo

agaA Milano Emilio Longoni illustra la condizione del proletario urbano in uno dei suoi capolavori, “Ona Staderata (La venditrice di frutta)”, esposta alla Famiglia Artistica nel 1891 e all’Esposizioni Riunite nel 1894, l’ultima esposizione dell’opera è del lontano 1982 alla Permanente di Milano, di recente acquistata dalla Fondazione di Tortona. Lontani dalla città, ma comunque ispirati dal duro lavoro dei campi, sono Giovanni Segantini e Carlo Fornara. Sempre nel 1891 è “ La raccolta del fieno” di Segantini, magnifica opera decisamente divisionista in comodato da collezione privata, così come “Il seminatore” di Fornara, dipinto nel 1895, piccola ma potente immagine di vita contadine, esposta alla Biennale di Venezia con altre opere divisioniste. Il percorso del Divisionismo e la sua forte connotazione sociale vengono bruscamente interrotti dai moti del 1898, con la brutale repressione delle proteste popolari soprattutto a Milano. Questo si riflette nella pittura agli albori del Novecento: esempio di dramma sociale si ritrova in “Lagrime” di Giuseppe Mentessi, opera sinora esposta solo a Palazzo delle Albere a Trento. Molti degli artisti impegnati nel sociale e alcuni come attivisti politici, si ritirano dalla scena milanese, dedicandosi a soggetti diversi, come il paesaggio; la scomparsa di Segantini nel 1899 contribuisce alla dispersione del gruppo. Pellizza si ritira Volpedo, dedicandosi a studi di paesaggio come i poetici “ Mattino di maggio” e “ Paesaggio”. “Nubi di sera sul Curone”, ma anche a soggetti umanitari che virano al simbolismo come il bellissimo disegno “ Fiore reciso (o Il Morticino)” del 1903, che riassume tutto il fascino dell’omonimo dipinto conservato al Musée d’Orsay a Parigi. Anche Morbelli si dedica al paesaggio, ma continua la pittura di soggetti sociali, ora più introspettiva e malinconica con “Anima triste” del 1910. Anche Giacomo Balla si converte al Divisionismo. Ospite di Serafino Macchiati a Parigi tra il 1900 e il 1901 Balla esegue “Paesaggio” mentre Macchiati in “Le charrue abandonnée” del 1903 rivela sensibilità per il tema della invadenza industriale sulla vita contadina. Il testimone divissionista viene poi raccolto dai Futuristi che usano la tecnica divisa per espimere temi moderni. In Pinacoteca troviamo Umbeto Boccioni il disegno “Casa in costruzione” del 1910, dove il grande artista affronta le amate tematiche cittadine, decisamente ottimista sulle opportunità della nuova epoca industriale. Alberto Grubicy, attento al gusto commerciale dell’epoca, sceglie comunque opere ed artisti che possono stare nella scia del duo Segantini-Previati, utilizzando la tecnica in modo luminoso per illustrare temi meno turbativi: ottimi esempi in Pinacoteca sono “ Sera d’aprile”di Carlo Fornara del 1915 e “La punta di Manerba” di Pier Focardi del 1907, insieme ad un nucleo consistente di opere di Angelo Barabino, noto pittore tortonese, che alterna splendidi paesaggi a lavori dalla forte matrice sociale, tutti di grande forza espressiva.