Home » Rubriche » Medicina Estetica » Donna » La donna al tempo della Grecia antica

La donna al tempo della Grecia antica

 

immagine-grSparta e Atene. A Sparta le donne godevano di moltissima  libertà : la loro educazione prevedeva una serena evoluzione all’aria aperta  ,esercitando le arti della danza, del  canto e degli  esercizi ginnici, cui erano addestrate sin dall’ infanzia, perché così si pensava che potessero dare figli più robusti alla patria. Questa cultura portò gli altri Greci a credere e temere  che le donne di Sparta  avessero  un immenso potere sugli uomini e che vivessero nella sregolatezza. Ad Atene era tutto diverso : ogni uomo poteva avere tre donne: la moglie : (damar o gynè), la concubina, (pallakè) ,  una  compagna (etera),per il piacere sociale e una protituta (pornè). La moglie solitamente proveniva da una famiglia di conoscenza ed era  promessa al marito o al padre di lui quando ancora era una bambina di circa 6 anni. Il matrimonio avveniva intorno  ai 14 anni, e da lì in poi l’unico compito della donna ad Atene, era quello di dare figli al marito. Alla moglie non spettava nessun altro compito,( tutto  era delegato alle schiave) e non partecipava  in nessun modo alla vita sociale: non andava a teatro né ai banchetti. La concubina era spesso straniera, non era protetta come la moglie , sebbene l’uomo con lei avesse continui rapporti sessuali. Dal punto di vista dei doveri era parificata alla moglie , ma non godeva di alcun diritto. L’etera era colei  che , pur concedendosi a pagamento, non fungeva da prostituta; infatti era una donna colta, che conosceva la musica, il canto e la danza e accompagnava l’ uomo ai banchetti, dove né le mogli né le concubine erano ammesse . Infine la prostituta, che esercitava per strada, era di condizione povera e di diritto come passatempo per l’uomo di Atene. Atene era una polis di uomini creata a favore  gli uomini ,dove  le donne servivano per soddisfare le loro esigenze. In età ellenistica le cose cambiarono :in questo periodo le donne godettero di maggiori diritti, questo a causa della disgregazione dei valori classici e del contatto con le grandi monarchie: gli Egiziani ad esempio, avevano da tempo riconosciuto alla donna capacità e diritti.” Tuttavia la quotidianità nella Grecia Antica era per la donna una condizione di “vita nell’ombra”.Platone affermava che molte donne avrebbero dovuto essere istruite come gli uomini e considerate alla pari. immaginegr2Questa idea era ostica alla maggior parte dei Greci .E’ interessante notare che su molti vasi greci gli uomini sono mostrati con pelle scura e le donne con la pelle chiara; ciò è sicuramente un’esasperazione delle differenze fra i due sessi,ma  le donne era sicuramente più pallide  degli uomini. Probabilmente le donne si esponevano  molto meno al sole,stavano molto più in casa, e quando uscivano indossavano spesso lunghi mantelli e cappelli, per proteggersi dagli occhi degli uomini, e quindi, dal sole stesso. Da non dimenticare poi, che il pallore di una donna indicava che proveniva da una famiglia agiata, al contrario, la pelle scura era segno che una donna lavorava al sole, in un mercato o in un campo, cosa che facevano solo le donne povere. Molte donne greche avevano un’altra importante ragione per  stare a casa: dovevano farlo per volere del marito. Se apparteneva ad una famiglia ricca, la donna  controllava gli schiavi mentre svolgevano i lavori domestici e per il resto del tempo chiacchierava con le sue parenti; al contrario le donne povere  preparavano i pasti e facevano le pulizie, ma non uscivano per  le provviste, un compito affidato agli schiavi. Le donne crescevano i figli finché non erano abbastanza grandi per andare a scuola: le figlie femmine non andavano a scuola, ma imparavano a tenere una casa aiutando la madre, che se sapeva farlo, insegnava di nascosto alla figlia a leggere e a scrivere contro il parere del marito. Solo in occasione delle feste religiose, o per la nascita di un bambino, le donne ricche avevano il permesso di uscire. La maggioranza delle cittadine era povera, per loro uscire a lavorare era una necessità, per lavorare nei campi con gli uomini al tempo della mietitura, oppure per  vendere cibo e vestiti nei mercati. Sebbene vi fosse una tale realtà per le donne, alcune di loro  divennero celebri per la loro sapienza e per la loro saggezza: una certa Thargelia di Mileto, per esempio, fu consigliere del re di Persia, Aspasia, anche lei di Mileto, famosa per la sua intelligenza, fu la compagna del grande politico ateniese Pericle. Più famosa ancora fu Saffo, poetessa dell’isola di Lesbo,
che scriveva con uno stile chiaro e semplice.  La cosmesi era costituita da oli profumati  e belletti ricavati da piante e animali. Tra i rimedi per il viso , che la donna utilizzava,
Ovidio (43 a.C. -17 d.C.), cita  maschere di bellezza ottenute da diversi dosaggi di: orzo, corna di cervo, bulbi di narciso, gomma, farina di frumento di Toscana e miele al fine di ottenere una pelle vellutata. Per il trucco, si usava  un preparato di  biacca (carbonato di piombo), che conferiva alla pelle il colore bianco richiesto e sulle labbra la donna si serviva di ocra che utilizzava anche sulle guance per esaltare un aspetto di buona salute. Niente altro per la donna considerata “onesta”, mentre la prostituta o la cortigiana , usava sottolineare con colore nero occhi e sopracciglia. Ovviamente a giudizio degli uomini ateniesi soprattutto, che comunque screditavano l’arte della cosmesi o la delegavano a certe categorie di donne, possibilmente non le proprie mogli. Comunque, la sobrietà era considerata doverosa nelle situazioni di lutto e in generale.

Di Giulia Gustavo